luglio 4 2009

il post del giorno dopo (g8 alla roland emmerich)

l'aquila vola ancora.
l'air force one si è levato in volo questa notte alle due, ora italiana, ed è atterrato a fiumicino.
resterà sulla pista dell'aeroporto romano a disposizione fino al momento in cui il presidente barack obama salirà la scaletta. se mai questo succederà.
sono ormai quarantotto ore che l'unità di crisi approntata a washington e roma, dopo il terremoto che ha fatto sprofondare nelle viscere della terra la scuola della guardia di finanza di l'aquila, non ha notizie del presidente e del suo staff. ancora ventiquattro ore e verrà attivata la procedura d'urgenza per il giuramento al senato del vice-presidente biden che assumerà provvisoriamente pieni poteri.
ma non sono solo gli stati uniti ad affrontare una crisi politica senza precedenti, che sta mettendo in serio pericolo gli equilibri mondiali, altri sei paesi del g8 infatti si trovano senza una guida politica, con primi ministri, ministri, alti dirigenti di stato sprofondati insieme al palazzo in cui dormivano all'interno della scuola della guardia di finanza. solo l'italia e la russia, grazie al provvidenziale torcicollo che ha costretto il premier berlusconi e il presidente russo medvedev ad una notte a palazzo grazioli, salvando loro la vita, possono dire di avere istituzioni politiche nel pieno delle loro funzioni. il mondo è con il fiato sospeso, in attesa che le squadre di recupero provenienti da tutto il mondo forniscano qualche notizia sui grandi della terra, misteriosamente scomparsi nella gigantesca voragine dal diametro di cinquecento metri apertasi nella notte tra il 9 e il 10 luglio, e che sta richiamando geologi da tutto il mondo per sciogliere il mistero della sua formazione. come ha precisato l'istituo di geofisica infatti, un terremoto lieve come quello registrato nella notte tra giovedì e venerdì, terzo-quarto grado della scala mercalli, non può in alcun modo giustificare una voragine di quelle dimensioni. l'immane disastro, che per ironia della sorte ha colpito solo i grandi della terra riuniti per il g8, risparmiando le popolazioni abruzzesi già colpite dal terremoto, rischia di avere ripercussioni incalcolabili sulla stabilità politica ed economica del mondo come noi lo conosciamo. dalla farnesina fanno sapere che il presidente del consiglio è in ottima salute e attende con apprensione notizie dei colleghi dispersi. intanto movimenti di truppe pakistane ai confini con l'afghanistan hanno messo in preallarme il contingente americano-alleato, mentre nord corea e iran hanno ripetuto i lanci dei giorni scorsi, che già avevano suscitato le proteste delle cancellerie di tutto il mondo.
le principali potenze occidentali sono senza un guida, in medio-oriente e in asia si assiste ad inquietanti movimenti di truppe e mezzi militari. nelle principali capitali africane con il passare delle ore le popolazioni stanno scendendo in piazza a protestare, invocando un nuovo ordine mondiale e interpretando quanto accaduto a l'aquila come un segno divino inconfutabile della nuova egemonia del terzo mondo sul primo.
sul fronte delle ricerche, nonostante l'ottimismo del presidente del consiglio italiano, che in una conferenza stampa si sarebbe detto sicuro del ritrovamento di presidenti e primi ministri ("vedrete che mi ringrazieranno per avere perso un po' di peso in vista dell'estate" ha affermato berlusconi),le speranze di ritrovare vivi i principali leader mondiali si stanno affievolendo ora dopo ora. il mondo è letteralmente in un baratro da cui non sappiamo se e quando, ma soprattutto come, potrà mai uscire.
postato da: chamberlain75 alle ore 14:54 | link | commenti (1) | commenti (1)
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luglio 1 2009

giocare alla guerra

il peggio è passato. per noi, intendo, non per loro che continuano a morire, a sparire, ad andare in fumo. si sta diffondendo quella forma di eutanasia dolce da politica reale che, dopo qualche giorno di titoli sparati in prima pagina, cerca di riconfigurare la normalità. ma in questo caso è una normalità fasulla, posticcia. laggiù in persia la gente continua a ribellarsi e continua a pagare con il sangue la scelta avventata di avere dei diritti da rivendicare.
forse qualcuno si è già messo il cuore in pace sulla repressione, le violenze, la gente scomparsa, le torture di massa. forse perché la violenza di un regime è direttamente proporzionale ai litri di sangue che si riescono a mostrare su uno schermo, agli spari, alle budella incenerite. oscurate le immagini, terminate le corrispondenze, niente più filmati, circolare, non c'è niente da vedere. ahmadinejad torna lentamente ad essere il volto iraniano sui quotidiani italiani, dove già si elabora il lutto e si discute della libertà di espressione e della censura. niente più carceri zeppe di giornalisti torturati, ma solo quanto è figo twitter.
solo che dietro ogni twitter, dietro centoquaranta caratteri, c'è qualcuno che oggi potrebbe non esserci più, scappato, ricercato, rinchiuso; qualcuno che è stato probabilmente pestato a sangue perché beccato a scrivere quei centoquaranta caratteri che hanno un peso specifico diverso rispetto a tutti gli altri.
quello che non deve restare è l'impressione che contino solo i centoquaranta caratteri, e non tutti quelli che si nascondono per poterli condividere con noi. e che non sarebbero molto felici di sapere che mentre loro rischiano la vita, noi discutiamo amabilmente di quanto sia figo fare la rivoluzione ai tempi di internet.
hasta la victoria siempre.

"(...) la crisi iraniana non è un wargame, ma figli che scompaiono nel nulla, fratelli torturati dai miliziani, fidanzati segregati a Evin, sorelle martirizzate dal proiettile di un cecchino (...)"
 
postato da: chamberlain75 alle ore 16:28 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: iran, rivoluzione
giugno 30 2009

La prima classe di un treno regionale

la prima classe di un treno regionale non è molto diversa dalla seconda. Mentre in seconda classe c'è puzza di merda di cane , in prima classe c'è puzza di cadavere. Però fa più fresco.
postato da: chamberlain75 alle ore 09:32 | link | commenti | commenti
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giugno 26 2009

postato da: chamberlain75 alle ore 00:22 | link | commenti | commenti
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giugno 24 2009

un paese per parrucchiere

succede che il governatore del south carolina, mark sanford, un discreto uomo di mezza età, sparisca per un fine settimana.
il primo giorno nessuno ci fa caso. il secondo giorno qualcuno comincia a preoccuparsi.
il terzo giorno il suo principale avversario politico chiede cortesemente allo staff del governatore di mettersi in contatto con lui e la risposta è "mogrfrgdosiemkpf".
succede che poi, finalmente, il governatore del south carolina torni nel ridente south carolina e tutti i parlamentari del south carolina siano parecchio incazzati, perché se n'era andato senza lasciare indicazioni sulla catena di comando e cazzate simili. che ne sarebbe stato del south carolina in caso di invasione da parte del north carolina? poi si è scoperto che il governatore del south carolina se n'era andato a Buenos Aires per incontrare la sua amante argentina.
secondo voi quei buzzurri e ignoranti e i nostri licei sì che insegnano e loro non sanno la geografia dei cittadini del south carolina come l'hanno presa?

OPZIONE A:

i giornalisti hanno chiesto spiegazioni, il governatore ha detto "sticazzi, sono fatti privati, è solo gossip" ed è finita lì. tutti a mangiare pannocchie alla festa del grano di Rock Hill.

OPZIONE B:

i giornalisti non hanno chiesto un cazzo perché si sono detti: "sono fatti privati che non ci devono interessare, a noi ci deve interessare solo che il politico faccia le cose bene per il nostro luminoso paese quindi in culo a questa storia e parliamo delle pannocchie alla festa del grano di Rock Hill e Woodward ci fa una sega".

OPZIONE C:

giornalisti comunisti e pagati da alcuni sediziosi imam hanno fatto un culo quadro al governatore che ha indetto una conferenza stampa in cui ha dovuto confessare, davanti a cinquanta talebani, di avere una relazione extraconiugale e di essere scappato tre giorni in argentina con la sua manza. poi, inginocchiato sulle pannocchie, ha chiesto perdono a tutti, moglie, figli, elettori, si è scusato per la secessione, per la condanna di galileo, di non essere nero e per tutti gli otto anni della presidenza bush. e adesso è in prima pagina sul noto rotocalco di gossip "new york times" (che è tipo cronaca vera ma con i titoli scritti più piccoli).

è che quando ti sei abituato a vivere in centovetrine certe cose ti fanno un baffo.
basito lui, basita lei, macchina da presa fissa, luce un po' smarmellata e daje tutti che abbiamo fatto.
postato da: chamberlain75 alle ore 22:54 | link | commenti (1) | commenti (1)
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giugno 22 2009

I see a little silouhette of a man

"Dove cazzo ho messo la borsetta....."
"Forse è rimasta in bagno"
"Sì,forse è in bagno, mi accompagni?"
"E se arriva?"
"Ha detto che doveva vedere un tizio, un industriale, ne avrà almeno per un quarto d'ora".
"Vabbè, poi non trova nessuno, s'incazza e ci rimanda a casa pulite"
"Non arriva stai tranquilla"
"Vabbè, andiamo"
Il corridoio di marmo rosa che portava al bagno le sembrava ogni volta più lungo. Era a piedi nudi e sentiva freddo, una puttana con i piedi freddi in casa del presidente del consiglio. C'era sicuramente chi stava peggio di lei, aveva pensato mentre camminava, veloce e silenziosa, tenendo Sara, che non conosceva ancora il palazzo, poco dietro di lei. Tutto era esattamente come se l'era sempre immaginato, un lussuoso palazzo per vecchi, arredato con roba da vecchi, pieno di legno, tappeti, ori e moquette color porpora, manco fosse una Chiesa. Ma forse era per far sentire a proprio agio quelli del Vaticano.  E se doveva dirla tutta non aveva mai visto così tanti preti come in quelle tre volte a Palazzo Chigi.
Il Nano era un bastardo, era lui che l'aveva portata per la prima volta a Roma promettendole centomilalire a botta, era la terza volta che si fermava e non aveva visto una lira. Il Presidente era una persona discreta, non era una bellezza ma era abbastanza dolce. E visto quello che c'era in giro tra i politici, anche solo correre il rischio di non essere menata per ora le bastava, non era il caso di fare la schizzinosa con il Nano.
La borsetta era in bagno, appoggiata sulla tavoletta del cesso. La prese e tirò fuori il rossetto, si avvicinò allo specchio e si diede una ripassata alle labbra, mentre Sara la guardava.
"Ci credo che il Presidente ti muore dietro, sei una favola"
"Il Presidente non mi muore dietro, magari muore mentre scopiamo, ma allora sì che sarebbe un casino, ci pensi?"
"Sarebbe un grandissimo casino, davvero. Probabilmente ti ucciderebbero per nascondere tutto, lo sai? Come quel giornalista che hanno fatto fuori. Oppure ti farebbero sparire, qualcosa di brutto insomma"
"Lo so.." rispose con un filo di voce, perdendosi per un istante con lo sguardo nell'immagine riflessa nello specchio.
"Ma questo mica muore, c'ha mille vite, questo è come il diavolo!" disse, chiudendo improvvisamente la borsetta e alzando decisa il tono di voce, come quando si trova improvvisamente il coraggio di fare qualcosa. Uscirono dal bagno.
Il corridoio era ancora deserto, stranamente non era ancora passato nessuno dei servizi segreti a controllare dove fossero finite, ma non erano ancora trascorsi i dieci minuti di libertà che venivano concessi alle ospiti particolari. Si affrettarono per fare ritorno alla camera da letto e, come due bambine, si misero a correre seguendo con i piedi le venature del marmo, fino davanti alla porta della camera, che trovarono chiusa.
"Cazzo, è arrivato..."
"E adesso? Cosa faccio?"
Sara era terrorizzata. Ma la prima volta è sempre così. Francesca allora le prese istintivamente la mano e le disse: "Stai tranquilla, vedrai, è un uomo dolce e la luce sarà spenta. Non ci vorrà molto..". Aprirono la porta lentamente, la stanza era buia, ma dalle persiane di una finestra filtravano deboli raggi di luce. E Sara poté distinguere nitidamente il profilo di un uomo nudo seduto sul letto, in controluce, come disegnato nell'aria, quel profilo inconfondibile che aveva visto tante volte sui giornali.
E' proprio brutto, pensò, ma per centomila lire...





postato da: chamberlain75 alle ore 13:22 | link | commenti | commenti
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