"Dove cazzo ho messo la borsetta....."
"Forse è rimasta in bagno"
"Sì,forse è in bagno, mi accompagni?"
"E se arriva?"
"Ha detto che doveva vedere un tizio, un industriale, ne avrà almeno per un quarto d'ora".
"Vabbè, poi non trova nessuno, s'incazza e ci rimanda a casa pulite"
"Non arriva stai tranquilla"
"Vabbè, andiamo"
Il corridoio di marmo rosa che portava al bagno le sembrava ogni volta più lungo. Era a piedi nudi e sentiva freddo, una puttana con i piedi freddi in casa del presidente del consiglio. C'era sicuramente chi stava peggio di lei, aveva pensato mentre camminava, veloce e silenziosa, tenendo Sara, che non conosceva ancora il palazzo, poco dietro di lei. Tutto era esattamente come se l'era sempre immaginato, un lussuoso palazzo per vecchi, arredato con roba da vecchi, pieno di legno, tappeti, ori e moquette color porpora, manco fosse una Chiesa. Ma forse era per far sentire a proprio agio quelli del Vaticano. E se doveva dirla tutta non aveva mai visto così tanti preti come in quelle tre volte a Palazzo Chigi.
Il Nano era un bastardo, era lui che l'aveva portata per la prima volta a Roma promettendole centomilalire a botta, era la terza volta che si fermava e non aveva visto una lira. Il Presidente era una persona discreta, non era una bellezza ma era abbastanza dolce. E visto quello che c'era in giro tra i politici, anche solo correre il rischio di non essere menata per ora le bastava, non era il caso di fare la schizzinosa con il Nano.
La borsetta era in bagno, appoggiata sulla tavoletta del cesso. La prese e tirò fuori il rossetto, si avvicinò allo specchio e si diede una ripassata alle labbra, mentre Sara la guardava.
"Ci credo che il Presidente ti muore dietro, sei una favola"
"Il Presidente non mi muore dietro, magari muore mentre scopiamo, ma allora sì che sarebbe un casino, ci pensi?"
"Sarebbe un grandissimo casino, davvero. Probabilmente ti ucciderebbero per nascondere tutto, lo sai? Come quel giornalista che hanno fatto fuori. Oppure ti farebbero sparire, qualcosa di brutto insomma"
"Lo so.." rispose con un filo di voce, perdendosi per un istante con lo sguardo nell'immagine riflessa nello specchio.
"Ma questo mica muore, c'ha mille vite, questo è come il diavolo!" disse, chiudendo improvvisamente la borsetta e alzando decisa il tono di voce, come quando si trova improvvisamente il coraggio di fare qualcosa. Uscirono dal bagno.
Il corridoio era ancora deserto, stranamente non era ancora passato nessuno dei servizi segreti a controllare dove fossero finite, ma non erano ancora trascorsi i dieci minuti di libertà che venivano concessi alle ospiti particolari. Si affrettarono per fare ritorno alla camera da letto e, come due bambine, si misero a correre seguendo con i piedi le venature del marmo, fino davanti alla porta della camera, che trovarono chiusa.
"Cazzo, è arrivato..."
"E adesso? Cosa faccio?"
Sara era terrorizzata. Ma la prima volta è sempre così. Francesca allora le prese istintivamente la mano e le disse: "Stai tranquilla, vedrai, è un uomo dolce e la luce sarà spenta. Non ci vorrà molto..". Aprirono la porta lentamente, la stanza era buia, ma dalle persiane di una finestra filtravano deboli raggi di luce. E Sara poté distinguere nitidamente il profilo di un uomo nudo seduto sul letto, in controluce, come disegnato nell'aria, quel profilo inconfondibile che aveva visto tante volte sui giornali.
E' proprio brutto, pensò, ma per centomila lire...